Esito del concorso “Chiedilo a Schulz”

Un membro della nostra sezione, Edoardo Di Paolo, è stato uno dei 20 vincitori del concorso “Chiedilo a Schulz”. Di seguito, il suo resoconto e qualche foto (©Friedrich-Ebert-Stiftung, Photographer Pietro Pesce):

“CHIEDILO A SCHULZ” E CONGRESSO PSE

Mi chiamo Edoardo Di Paolo, ho 23 anni, sono nato a Pescara e sono studente fuori sede presso l’Università di Pisa, dove studio Giurisprudenza.
Nei giorni 27 e 28 Febbraio 2014 ho avuto il piacere e l’onore di partecipare ad un evento di notevole portata, che ha rappresentato per me e per gli altri giovani coinvolti un grande elemento di crescita personale: si tratta del concorso “Chiedilo a Schulz”, organizzato dalla Frederich Ebert Stiftung a Roma.
Durante il mese scorso, come tutti gli altri aspiranti concorrenti che volessero partecipare alla selezione, avevo dovuto inviare agli organizzatori un contributo personale che rappresentasse la mia visione dell’Europa del 2030.
Ho guardato subito con interesse alla traccia intitolata “Discorso di inizio anno 2030 del Presidente della Commissione Europea”, e mi sono messo al lavoro.
Questo il risultato:

Dear fellow citizens,
the words that I speak to you, here, this evening, could have never been pronounced.
The cannons that are silent since 85 years, the hate which has remained asleep since a long time, the freedom and social rights that today we take for granted, all of this could have remained nothing but a dream.
Today, in 2030, we live the dream of men from yesterday: men whose long view has been able to go beyond the sea, the diffidence and the foxholes that for centuries kept us divided.
Men whose view has been able to unmask the borders and see them for what they really were: imaginary lines, always porous for the circulation of ideas, knowledge and art.
The path of Europe has never been easy, and more than once we thought we couldn’t make it.
I was a student during the great crisis, after 2008, and I saw with my eyes what we now take for granted cracking.
An abstract crisis, hard to understand in its roots, made us poorer and humiliated our brothers from mediterranean Europe, but most importantly divided us, sowing the suspect that everyone wanted to reverse History’s direction turning their shoulders to the United Europe that we hardly had built.
After decades of progress and approaching we, the European people, restarted looking at ourselves with diffidence, refusing to believe in our common future.
And how could we blame now the people who did this at that time?
Our approach to the world was getting mercantilistic, distant from reality.
The Economy was at the center of everything, but there wasn’t any trace of a common οἴκος to govern.
We didn’t know anymore who we were, not even the direction we were taking.
We had forgot what had united us, and we were like brothers who had lost sight of each other.
At the end, when everything seemed to crumble, we understood.
We understood that the United Europe was born to have the Man at its center.
We understood that the European project, that once enhanced spirits so much, would have found again its own identity only being at the service of Mankind and its common good, through a socially and humanly sustainable progress.
At times when the will to destroy gets intense in too many people’s hearts, the will to build becomes even more essential.
And we dared to be long viewed, forgetting for a while the fear that had kept us divided for so long.
So the great reforms were started, and the enthusiasm of democracy warmed up the hearts and the institutions that were weakening, making Altiero Spinelli’s and Victor Hugo’s old dream become real:
the “United States of Europe” were arising.
Unity is not simply a point of arrive, but a goal to reconquer day by day: because of this the European Union implements every day, through its federal organs, bastions of democracy and equality, a wide range of politics aimed to the human, social, cultural and economic progress of its own citizens and the people coming from other States that elevate us with their presence and culture, because the great European home has stopped from a long time having its door closed, and now welcomes every willing spirit.
However, the future still brings along enormous challenges: promoting Peace and equality in a world which is, at last, multilateral and free from hegemonies; fighting the climate change that darkens our sons’ future; the will to build a fairer and more integrated European society, showing to the world that the time of Island-States is over, and that a new era of the human cohabitation is now possible.
These are challenges that we are now able to engage without fears, after the past crisis.
The word Κρίσις means “choice” in ancient Greek.
And we chose to be united. United in diversity.

A friendly greeting to everyone who still believes in tomorrow
the President of the European Commission

La speranza di essere selezionato tra i 20 vincitori e partecipare così all’evento finale a Roma era forte, ma ero rimasto coi piedi per terra consapevole del fatto che la concorrenza di tanti altri concorrenti motivati era forte e che difficilmente sarei stato selezionato.
E invece, con mia grande soddisfazione, ho presto ricevuto una mail con cui gli organizzatori si congratulavano per il mio “bel contributo” e mi invitavano a recarmi a Roma il 27 Febbraio per partecipare alla fase finale dell’evento.
Ma vediamo di chiarire tutto: in cosa consisteva questo concorso? Qual era il premio in palio?
Il premio non consisteva in una somma in denaro (spero che questo non deluda il lettore!), ma in qualcos’altro che per chi ha interesse in materie giuridiche, politiche, sociali ed in genere nel futuro dell’Europa ha un valore ben più grande: il premio sarebbe consistito nella possibilità di conoscere a Roma dal 27 Febbraio al 1 Marzo 2014 altri 19 ragazzi provenienti da tutta Europa e condurre insieme a loro un’intervista nei confronti del Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, attuale candidato del Partito Socialista Europeo alla carica di Presidente della Commissione Europea (carica che dalle prossime elezioni europee avrà per la prima volta diretta legittimazione popolare).
Ironia della sorte (e forse manifestazione inconscia della speranza di essere selezionato), nelle settimane precedenti all’evento, quando ancora non sapevo se avrei partecipato, ero partito per un lungo viaggio portandomi da leggere un solo libro: “Il gigante incatenato” di Martin Schulz, recentemente pubblicato.
Avevo così cominciato in anticipo la conoscenza di questo personaggio, scoprendovi un politico lungimirante e estremamente attento alle problematiche sociali, economiche e politiche che oggi affliggono il nostro continente.
Il 27 Febbraio mi sono quindi recato a Roma, dove ho fatto subito la conoscenza di ragazzi eccezionali provenienti da Germania, Regno Unito, Repubblica Ceca, Polonia, Romania, Grecia, Lituania e altri Paesi membri dell’Unione Europea.
Questa intervista, la sua preparazione, le giornate passate insieme agli altri giovani partecipanti e le belle conversazioni avute con loro rimarranno a lungo nella mia memoria, e hanno costituito un’opportunità unica di crescita personale, regalandomi inoltre nuove amicizie preziose.
Ancor più dell’interessantissima intervista che insieme abbiamo condotto nei confronti di Mr Schulz, il dono più grande che questo evento mi ha lasciato è probabilmente (qualora ve ne fosse ancora bisogno) il totale, piacevole e irreversibile superamento nella mia mente dei confini interni alla nostra Europa: le chiacchierate, a tratti serie a tratti scherzose, le passeggiate notturne per Roma e i momenti passati con gli altri giovani europei mi hanno dato la prova concreta di ciò che da tempo penso: siamo tutti parte di qualcosa più grande, e ciò che ci unisce è ancora oggi molto più di quel che ci divide, nonostante le disparità economiche e le sirene del nazionalismo.
I confini, specialmente quelli interni alla nostra Europa, non mi sono mai parsi così anacronistici.
Quelle stesse linee chiuse, che qualcuno rimpiange e altri ipocritamente mitizzano, stanno oggi svanendo. Per fortuna, aggiungo.
Questo non significa che le differenze culturali che arricchiscono l’Europa debbano svanire, tutt’altro!
Ancor prima degli interessi politici ed economici, ancor prima della geografia, una profonda condivisione di valori e concezioni della società, dell’ambiente, della democrazia e del futuro ci uniscono.
Di questi tempi sentiamo ovunque risuonare slogan nazionalistici che credevamo morti e sepolti, messaggi di sospetto e xenofobia che tentano di spaccare il più grande progetto di convivenza sociale che l’Umanità abbia mai concepito: l’Europa unita.
Nell’anno 2014 viviamo adagiati sul nostro benessere (chi vi ha accesso) completamente dimentichi del passato e delle lezioni della Storia: posseduti dall’arroganza di chi eredita dimenticando il sacrificio di chi ha versato sangue e fatica per regalargli un futuro migliore, presi dai meri interessi nazionali, dalla sete di profitto non accompagnato da giustizia sociale e da una diffidenza reciproca a dir poco provinciale stiamo rapidamente dimenticando la grandezza dell’Europa che abbiamo costruito per decenni.
Una grandezza data, per la prima volta, non da conquiste militari o dimostrazioni di potenza, ma dalla Pace e dal modello sociale e democratico che abbiamo faticosamente costruito dal dopoguerra, che ancora oggi non ha eguali nel Mondo.
Ancor di più, l’Europa è il tentativo pionieristico di superare il Mondo diviso in Stati-Isola ereditato dalla pace di Westfalia nel 1648 e da tempo divenuto anacronistico e di andare oltre la mera interdipendenza economica realizzando nel lungo periodo una vera democrazia sovranazionale.
La mia ragazza attualmente studia in Spagna beneficiando del Programma Erasmus, mia sorella invece svolge un dottorato di ricerca nel Regno Unito.
Io stesso, come tutti noi, ogni volta che lo voglio posso muovermi liberamente per l’Europa, perché viaggiare è sinonimo di conoscenza.
I confini qui non esistono più, e lasciarsi andare alla nostalgia nazionalistica verso i “bei tempi” della sovranità nazionale e delle dogane in Europa non è poi tanto diverso che correre indietro dalla mamma per paura del primo giorno di scuola: è come rinchiudersi nella propria stanza per paura degli spazi aperti.
Dobbiamo superare le nostre paure e interrogarci seriamente su quale futuro vogliamo costruire, in un Mondo sempre più rapido, globalizzato e purtroppo diseguale.
Un Mondo che non si ferma ad aspettare, che sta cambiando. E l’Europa unita, con tutti i suoi problemi e le riforme politiche necessarie, rappresenta uno dei tentativi migliori tesi a cambiarlo in meglio.
Tutto questo va oltre la mera economia, e nel breve o nel lungo periodo spero con tutto me stesso di veder realizzato il sogno di Altiero Spinelli, perchè nella mia vita e nel mio cuore gli Stati Uniti d’Europa esistono già.
L’esperienza dell’intervista con Martin Schulz è stata veramente affascinante, perchè ha permesso a noi partecipanti, conoscendoci, di toccare con mano un concetto nobile il cui significato e valore raramente apprezziamo in pieno: siamo sì italiani, inglesi, tedeschi, greci…ma in un’ottica più grande e più elevata siamo tutti cittadini europei.
E questo è magnifico.
Al Presidente del Parlamento Europeo abbiamo rivolto domande impegnative, sulle quali avevamo accuratamente riflettuto durante un workshop che ha preceduto l’incontro, con l’insostituibile supporto del personale della Frederich Ebert Stiftung.
Ci tengo a precisare che siamo stati lasciati completamente liberi di formulare le domande che avevamo in mente, e che anzi siamo stati incoraggiati fondazione a non aver paura di porre domande anche “scomode”, perchè in fondo si trattava di un’intervista sul nostro futuro.
Avremmo voluto porre moltissime domande, ma il tempo e le circostanze hanno portato allo schema “20 ragazzi-20 domande”.
Il pomeriggio del 28 Febbraio, seduti in cerchio attorno ad uno degli uomini politici più importanti del continente e circondati da telecamere, fotografi, giornalisti e altri cittadini abbiamo posto domande sulla crisi economica, sullo scopo finale dell’integrazione europea, sul destino dell’Eurozona, sull’identità comune europea, sul superamento delle differenze linguistiche, sulla disoccupazione giovanile, sulla politica estera europea e su tanti altri temi, uno più interessante dell’altro.
Il Presidente Schulz, rispondendoci in modo gentile e franco, ha delineato la sua visione di Europa e vari elementi del suo programma da candidato Presidente della Commissione Europea.
Mi ha sorpreso molto, quando il giorno dopo ho assistito personalmente al suo discorso ufficiale di accettazione della candidatura nel corso del congresso del Partito Socialista Europeo, sentire come numerosi brani del discorso (un discorso storico, dato che questa sarà la prima volta che il Presidente della Commissione Europea avrà una piena legittimazione popolare) fossero stati anticipati nelle risposte che aveva dato a noi giovani intervistatori il pomeriggio precedente.
Per dovere di cronaca e completezza, illustro la domanda da me fatta al Presidente Schulz nel corso dell’intervista:

“Mr President, today Europe has certainly gone beyond the status of “confederation”, but without reaching the one of “federation”.
The exercise at a european level of fractions of sovereignity made the german constitutional court define Europe a “Staatenverbund” (“Union of States”), an hybrid notion.
In your interesting book, “The chained giant”, you say to have moved from the juvenile dream of the United States of Europe to a more realistic achievement of common interests at a european level.
Nevertheless the remarkable institutional reforms that you propose will probably get the EU closer and closer to a European Federation.
Which is, in your opinion, the final goal of the european integration?
Aren’t we going towards the United States of Europe, maybe in the long period?
Do we know where we are going? Because if we don’t, we’ll probably get lost.”

La sua risposta, che ad alcuni è piaciuta e ad altri meno, è stata ad ogni modo molto interessante. Nel suo bel libro, “Il gigante incatenato”, Schulz era rimasto piuttosto vago su quale fosse nella sua visione lo scopo finale dell’integrazione europea, l’approdo futuro.
Faccio parte della Gioventù Federalista Europea, sezione di Pescara, e desideravo fortemente sapere quale fosse la sua visione.
La sua risposta, anche se non perfettamente coincidente con la mia visione federalista dell’Europa, mi ha colpito molto; a chi abbia letto il suo libro, non sarà sfuggito come Schulz proponga una serie di riforme istituzionali apprezzabili, che vanno verso una maggiore integrazione politica dell’UE, una sua semplificazione istituzionale ed un suo rafforzamento democratico.
La mia personale intepretazione è che, anche se l’avvicinarsi dell’appuntamento elettorale impone ad ogni politico di restare cauto e vago nelle proprie dichiarazioni (ho poi scoperto che il Partito Laburista inglese aveva negato a Schulz lo stesso giorno dell’intervista il suo appoggio elettorale, proprio perché vedeva in Schulz una visione troppo “federale” dell’Europa futura e una posizione divergente dalla propria circa la politica economica da adottare per uscire dalla Crisi), il candidato del PSE alla Presidenza della Commissione Europea propone una visione che va senz’altro, a mio parere, nella giusta direzione.
Questo il contenuto della sua risposta tradotto, in sintesi:

E’ vero. Quando ero giovane sognavo anch’io gli Stati Uniti d’Europa.
Tuttavia, 20 anni di esperienza da europarlamentare mi hanno persuaso che le identità nazionali sono molto forti, e che difficilmente verranno meno nel lungo periodo.
Ho inoltre realizzato che esse arricchiscono fortemente l’Europa, e che non possiamo immaginare che l’Italia diventi una sorta di California, e gli altri Paesi Membri qualcosa di simile.
Non credo che stiamo andando verso un modello propriamente simile a quello americano.
Tuttavia, quando ho dovuto scegliere l’arredamento del mio ufficio da Presidente del Parlamento Europeo, vi ho portato il modellino di un veliero usato secoli fa da esploratori e marinai, come fu anche Cristoforo Colombo.
Costoro navigarono verso l’ignoto, e anche se in mente avevano una differente meta (l’India) finirono con lo scoprire l’America.
Ecco, io credo che noi siamo come costoro: esploratori.
Navighiamo verso l’ignoto, e forse scopriremo forme di democrazia transnazionale che oggi neanche immaginiamo.
L’Europa potrebbe essere qualcosa di completamente nuovo.

Una risposta spiazzante, non c’è che dire.
Una risposta meno federalista rispetto a quella che avrei forse potuto ottenere da un altro candidato alla Presidenza della Commissione, come Guy Verhofstadt. Ma che mi ha egualmente affascinato.
Su questo punto, un’affermazione così estesa e riflessiva Schulz non l’aveva fatta neanche nel suo libro “Il gigante incatenato”, al cui interno pur delinea chiaramente la sua idea di Europa e le politiche e le riforme che vorrebbe attuare.
Mi incuriosisce anche un piccolo retroscena: si era stabilito nella scaletta dell’evento che la mia domanda fosse la prima, ma lo stesso Schulz ci ha chiesto gentilmente di cominciare da un’altra.
Mi piace pensare che questa circostanza, unita alla vaghezza e alla suggestività della risposta datami, significhino che questo è un tema sul quale lo stesso Schulz riflette tuttora molto, sul quale ha una posizione in continua evoluzione (che comunque sembra essere latu sensu “federale”), ma che punta in modo parallelo alla costruzione di una democrazia sovranazionale piena.
Tra domande di ogni tipo il tempo è volato e l’intervista si è conclusa con strette di mano, foto di gruppo e battute col candidato e con gli altri ragazzi, ormai amici, che avevano partecipato all’evento.
Non appena finite le foto decine di attivisti e giornalisti hanno circondato il Presidente Schulz, e con mia grandissima sorpresa anche noi. Quando poi una troupe della rete televisiva ZDF ha proposto ad alcuni di noi una breve intervista ho avuto un attimo di smarrimento: fino a 5 minuti prima eravamo noi gli intervistatori, e adesso la situazione si era capovolta!
E così, assai lusingato e con un certo imbarazzo, mi sono trovato a rispondere a domande come “Cosa ti aspetti adesso dalla Cancelliera Merkel? E dal Presidente Schulz, se verrà eletto?”, cercando di dare risposte sensate nonostante l’emozione!
Quella sera, dopo una lauta cena in trattoria con i ragazzi e tutti coloro che avevano contribuito alla riuscita dell’evento ci siamo concessi una bella passeggiata notturna per Roma, e ho cercato come potevo di fare da guida ai nuovi amici conosciuti negli ultimi giorni.
Sorprendente e difficile da rendere a parole quanto velocemente avessimo legato.
Il giorno successivo mi attendeva l’ultima tappa di questa maratona europea: la giornata finale del congresso del Partito Socialista Europeo, al Palazzo dei Congressi.
A tale evento potevo partecipare in veste di guest, sia a titolo di partecipante all’evento “Chiedilo a Schulz” che come attivista della Gioventù Federalista Europea, che era tra le organizzazioni accreditate a partecipare con un proprio banchetto all’evento.
Ho deciso di trascorrere la giornata sia cercando di assistere i compagni del Movimento Federalista Europeo nelle attività del banchetto e di dialogo con i delegati del PSE sia assistendo ogni volta che mi era possibile agli interessanti discorsi che si susseguivano sul palco del congresso da parte di uomini politici di assoluta rilevanza, provenienti da tutta Europa.
Al banchetto MFE ho incontrato persone veramente gentili e disponibili, che con dedizione si erano già messe al lavoro: il compito principale degli attivisti del Movimento Federalista Europeo nell’ambito del congresso del PSE consisteva nel cercare tra la folla europarlamentari e politici in genere, e chiedere loro di firmare una carta d’impegno in vista delle prossime elezioni europee, contenente numerosi punti di grande importanza. Tra questi:
• L’impegno a fare campagna elettorale su temi europei, cercando di respingere gli approcci nazionalistici e populistici alla suddetta campagna.
• L’impegno a difendere la principale conquista democratica di quest’anno (di cui troppo poco si è parlato sui media nazionali), e cioè che ad essere nominato Presidente della Commissione Europea dal Consiglio Europeo sarà il candidato espresso dall’Europartito che abbia preso più voti alle elezioni europee di Maggio.
Difendere questo punto significa garantire un grande passo avanti verso una maggiore legittimazione democratica delle istituzioni europee.
• L’impegno a supportare il completamento dell’integrazione dell’Eurozona, attraverso una vera unione economica e fiscale.
• L’impegno a battersi affinché la Commissione Europea, democraticamente legittimata, diventi un vero e proprio Governo europeo nelle materie di propria competenza, e affinché al Parlamento Europeo siano dati gli stessi poteri che i parlamenti nazionali vantano nei rispettivi procedimenti legislativi e nei confronti dei relativi governi.
• L’impegno a portare avanti, diversamente da quanto avvenuto finora, una reale politica estera e di difesa comune, che faccia sì che l’Europa possa parlare con una voce sì comune ma al tempo stesso chiara e univoca nell’affrontare le sfide del Mondo di oggi.

Insieme agli altri attivisti abbiamo così sottoposto questa carta di impegni a numerosi politici, e siamo felici di aver raccolto le sottoscrizioni di numerosi di loro, tra cui: Hannes Swoboda (Presidente gruppo S&D al Parlamento Europeo), Gianni Cuperlo, Guglielmo Epifani, Riccardo Nencini, David Sassoli, Stefano Fassina, Sergio Cofferati e altri, riuscendo inoltre a consegnare il documento a Nichi Vendola e addirittura allo stesso Martin Schulz.
Ho avuto inoltre la fortuna di assistere a numerosi discorsi, pronunciati per l’occasione da numerosi politici di spicco, tra cui: i Primi Ministri di Belgio, Romania, Austria, Italia, Francia e di altri Paesi.
Veramente coinvolgente è stato infine il discorso ufficiale con cui Martin Schulz accettava la candidatura.
L’impressione era forte, e ho provato più volte la sensazione di essere partecipe di un breve, ma fondamentale, passaggio storico: di fronte a me stava esponendo il suo discorso, i suoi sogni, le sue speranze, l’uomo che potrebbe diventare il primo Presidente della Commissione Europea democraticamente eletto.
Al netto di tutto questo non è facile spiegare cosa provo, qualcosa che va oltre la mera somma dei fatti cui ho assistito.
La sensazione che questi due eventi (“Chiedilo a Schulz” e il Congresso PSE) mi hanno trasmesso, assieme alle chiacchierate impegnate fatte con gli altri giovani europei e alle passeggiate tra i mille monumenti immortali di Roma è che tutti noi, dai politici di primo piano ai semplici cittadini come chi scrive, facciamo parte di qualcosa di molto, molto più grande.
Tutti noi partecipiamo alla costruzione della nostra epoca, come altri hanno fatto prima di noi ed altri faranno un domani.
Certo, vi è chi contribuisce in larga misura e chi in modo pressoché simbolico, ma le azioni di tutti noi sono rilevanti e forgiano un po’ alla volta l’Europa di oggi e il Mondo di domani, parola dopo parola, azione dopo azione.
Quando si fa forte in molti la tentazione di distruggere,
diviene ancora più essenziale la voglia di costruire.
Puntiamo a realizzare un’Europa migliore,
ma abbiamo bisogno dell’appoggio, della cultura e della buona volontà di tutti gli Europei.
Un sincero grazie alla Fondazione Ebert e a chi ha organizzato tutto questo, dando a noi ragazzi questa splendida opportunità di crescita.

Edoardo Di Paolo
edodp[at]hotmail.it

“Il futuro appartiene a chi crede nella bellezza dei propri sogni.”
Eleanor Roosevelt

Fotografie: ©Friedrich-Ebert-Stiftung, Photographer Pietro Pesce


Fotografie: ©Friedrich-Ebert-Stiftung, Photographer Pietro Pesce

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